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Cara, ti amo: i soliti problemi di coppia

Scritto da on martedì, 29 marzo 2011No Comment

Mentre ci si interroga su cosa significhi cinema indipendente in Italia, il RIFF (Rome Indipendent Film Festival) ha decretato due vincitori ex aequo per il concorso nazionale: M.A.R.C.O. di Alex Cimini, e Cara, ti amo di Gian Paolo Vallati. Attendendo la possibile uscita in sala del film di Cimini ci siamo invece imbattuti nella visione di Cara, ti amo. Francamente si rimane perplessi sull’idea di indipendenza che in qualche modo il film potrebbe veicolare. Siamo infatti di fronte ad una commedia davvero poco avvezza all’azzardo, alla voglia di comunicare qualcosa di diverso nell’ambito italiano. Quattro amici sulla quarantina tra una birra e l’altra confrontano le loro storie sentimentali, e le opinioni sulle donne. Ne seguiamo i tentativi di relazione, chi privilegiando il sesso all’amore, chi viceversa, tutti a rincorrere come direbbe Elio “quel triangolo che ci ispira”. Niente di nuovo assolutamente, se non riguardo a una certa aria di realismo nel descrivere come quattro persone perdono la giornata, sorta di vitelloni moderni senza nemmeno troppa gloria. Si fa apprezzare appunto una certa naturalezza dei dialoghi, un’atmosfera che si percepisce realmente amichevole. Riguardo però alle pretese di voler dare un quadro della coppia contemporanea e le sue dinamiche, passano in successione una serie di stereotipi che più che ricercare la riflessione hanno la volontà di strappare qualche risata. Un po’ come se si fosse presa l’omonima canzone di Elio verso per verso, senza però  la stessa forza ironica che è dietro agli stereotipi dell’universo femmnile (e di quello maschile che li giudica). In sala si ride a intermittenza, spesso senza troppa convinzione, proprio per il carattere posticcio delle situazioni, con qua e là qualche battuta, talvolta volgare (ma non offensiva) che va comunque a segno. Sotto il segno dell’ “ogni lasciata è persa”, e di contrasto della paura (e desiderio) di legarsi e perdere l’acclamata libertà sessuale, si assiste comunque a delle buone prove recitative. Molto riuscita la figura di Angelo Orlando, attore che riesce naturalmente simpatico e che regala dunque i momenti più divertenti con la sua imbranatezza controllata. Bravo in generale tutto il cast, in cui si distinguono per credibilità Luciano Scarpa ed Emma Nitti. In definitiva le prove attoriali salvano Cara, ti amo dall’anonimato, e nella sua somiglianza con molte commedie il film (esordio per Vallati alla regia) riesce nell’intento di sembrare un film mainstream, cioè che non si mostra peggiore di produzioni con più budget. E’ un po’ deludente tuttavia che proprio in un festival in cui l’indipendenza potrebbe significare, non solo avere pochi soldi o poca distribuzione ma riuscire a fare comunque un film, ma anche cogliere l’occasione per trovare un’altra indipendenza, quella stilistica, quella mentale. In quest’ambito ci sarebbe piaciuto molto di più venisse premiato un film malfatto, imperfetto come Diciottanni di Elisabetta Rocchetti, passato inossevato nel concorso, che però ha una forza stilistica, emotiva che lo rende assolutamente personale e dunque originale.

A cura di Valerio Ceddia

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