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Storie di follia al Riff: Ubaldo Terzani Horror Show

Scritto da on martedì, 29 marzo 2011No Comment

Tra le varie scoperte del RIFF 2011, merita sicuramente un posto di rilievo Ubaldo Terzani Horror Show, di Gabriele Albanesi. Il secondo film del regista de Il bosco Fuori attrae innanzitutto per un plot molto accattivante: un giovane regista, o aspirante tale, viene incaricato di scrivere una sceneggiatura a quattro mani con lo scrittore Ubaldo Terzani. Costui è un autore di successo che pubblica horror che hanno come caratteristica l’efferatezza, la truculenza delle descrizioni. Ben presto il giovane subisce l’ascendente dello scrittore che pian piano rivelerà il suo lato oscuro, tale da far confondere realtà e finzione letteraria in un crescendo di angoscia e follia.

Dopo l’esordio puramente horror con Il Bosco fuori, film trascurato in patria ma che all’estero pare aver riscosso buon successo, Albanesi sposta leggermente il mirino virando verso il thriller (seppur con forti derive gore). Una scelta azzardata visto che, ancor più dell’horror che ha sempre un suo pubblico nonostante tutto, il thriller italiano è davvero il genere più bistrattato a livello produttivo (malgrado i fasti degli anni settanta), quello su cui si ha più paura di scommettere. Un azzardo che tuttavia Albanesi dimostra di supportare bene, in primis grazie a un cast di tutto rispetto: il protagonista è Giuseppe Soleri, noto al pubblico in quanto attore fisso nelle produzioni dei Manetti Bros, mentre nei panni dell’ambiguo scrittore troviamo un grande Paolo Sassanelli, insolitamente tenebroso e inquietante. L’unica nota negativa è invece Laura Gigante (protagonista di Albakiara) nei panni della “bella e innocente traviata dal male”, più fastidiosa che piacevole nonostante l’indubbia avvenenza. La credibilità dei due protagonisti unita ad una scrittura asciutta, ben calibrata, fa sì che la tensione, il gioco ambiguo tra vittima e carnefice, sogno e realtà, riesca a reggere per tutto il film, cosa da non da poco per un intreccio diciamo “da camera”, visto che l’azione si svolge quasi prevalentemente in casa dello scrittore, affidandosi alle schermaglie dialettiche (e non solo) tra Sassanelli e Soleri. Albanesi si districa bene disegnando situazioni che consapevolmente si rivolgono al genere e ai suoi stereotipi. E l’ironia coglie nel segno quando la contrapposizione diventa tra scrittore pulp, uomo di vita e dal grande ascendente, e ragazzo acerbo, che viene dall’ immaginario dell’audiovisivo e non della vita vissuta, intellettuale o nerd qualcuno direbbe. Angoscia e ironia si mischiano così senza soluzione di continuità nel film, fino a che l’attesa del terrore viene dunque a compimento con una parte finale che lascia spazio al gore e al truculento, e che nonostante il budget ridotto risulta ben fatta: merito di Sergio Stivaletti agli effetti speciali, e di una regia che anche quando l’azione si affida alle sole parole dei personaggi riesce a non essere affatto statica, affidandosi a dettagli che arricchiscono il non detto, ciò che si nasconde dietro i personaggi.

Albanesi non si riduce al solo ruolo di regista, nonché sceneggiatore, ma anche di “missionario” del cinema di genere in Italia, visto che sempre al RIFF è presente come produttore del film Fantasmi, pellicola di cinque episodi, appunto con lo scopo di lanciare cinque registi esordienti e un’idea produttiva diversa, più coraggiosa nel mercato italiano.

A cura di Valerio Ceddia


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