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Una nuova invenzione dal regista di Amelie:L’esplosivo piano di Bazil

Scritto da on venerdì, 17 dicembre 2010No Comment

Di alcuni registi si può riconoscere anche solo vedendo pochi fotogrammi lo stile inconfondibile, l’impronta assolutamente personale. E’ il caso di Jean-Pierre Jeunet, regista francese ormai di lunga esperienza che con l’ultima opera, conferma se non rafforza la sua indole profondamente visionaria. L’esplosivo piano di Bazil non è solo una storia originale, quanto piuttosto la creazione di un vero e proprio mondo, come si evinceva già nel primo lungometraggio di Jeunet, Delicatessen, e nel film che regalò al transalpino la fortuna economica, e fama internazionale, ovvero Il favoloso mondo di Amelie. Proprio l’universo folle e romantico che gira intorno ad Amelie pare essere stato mutuato per le avventure di Bazil, interpretato da un pittoresco Dany Boon, personaggio particolarmente sfortunato poiché un proiettile vagante gli si è conficcato in testa trovandosi per caso nel mezzo di una sparatoria. Con quella pallottola sospesa minacciosamente Bazil, che nel frattempo ha perso casa e lavoro, inizia la sua folle crociata di giustizia cercando di sgominare due ricchi e potenti produttori di armi. Appare chiaro sin da questa trama il disinteresse verso il realismo da parte di Jeunet che si lascia completamente andare alla fantasia: gli amici che circondano Bazil sono degli emarginati, ognuno a suo modo è però un piccolo supereroe: il genio dei numeri, l’uomo cannone, la contorsionista, l’uomo dei proverbi, per citarne alcuni. La recitazione sembra ispirarsi allo slapstick, ricordando le movenze alla Buster Keaton; si gioca sul linguaggio con allitterazioni, oppure direttamente sul suono. In un gioco divertente e divertito Jeunet si permette dunque di modificare la realtà a piacimento, e in questo non abusando della computer grafica, bensì lavorando sulla messa in scena da dotato artigiano. Ed è anche il racconto a ribadirlo: l’high tech, l’arma sofisticata e letale soccombe all’ingegnoso giocattolo ammazzacattivi costruito con materiali di riciclo. Se di favola si tratta la morale è ben visibile: la creatività dell’infanzia trionfa sul mondo degli adulti, fatto di avidità, brama di potere e noia, ben simboleggiato appunto dai commercianti d’armi. Ma è uno specchio anche dell’amore di Jeunet per la settima arte, un’appassionata dichiarazione di poetica. Tuttavia, tra le righe della favola sembra ergersi timidamente un indice puntato contro la società contemporanea.

Di Valerio Ceddia

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