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Vallanzasca “eroe” dei due mondi

Scritto da on martedì, 15 marzo 2011No Comment

Non sarà certo il vero Renato Vallanzasca, un tempo specialista in evasioni, a sbarcare in America. Ma lo farà il film a lui dedicato, che dopo la lunga serie di polemiche iniziate con la presentazione veneziana e proseguite con l’uscita nelle sale italiane pare destinato a un futuro negli Stati Uniti. E questo futuro è già iniziato, nel senso che a fine febbraio – e cioè in prossimità degli Oscar – ha avuto luogo proprio in California, nell’ambito del prestigioso Los Angeles, Italia, Film, Fashion and Art Festival 2011, una gremitissima premiere hollywoodiana cui ha preso parte lo stesso protagonista Kim Rossi Stuart. In tale occasione alcuni dirigenti della Fox hanno confermato l’intenzione di distribuire  il controverso Vallanzasca – Gli angeli del male, che all’anteprima americana ha riscosso immediati consensi, anche nel circuito statunitense, probabilmente a fine settembre. Ed è altrettanto probabile che il film, come a scrollarsi di dosso l’alone negativo ed astioso riferibile alla sua accoglienza in Italia, venga proposto con un titolo leggermente modificato: si pensa infatti di ribattezzarlo semplicemente Angels of Evil. Staremo a vedere. Intanto può essere interessante riportare qualche frammento delle dichiarazioni che alcuni siti, come ad esempio clandestinoweb.com, hanno rilanciato dopo l’apparizione a Los Angeles di Kim Rossi Stuart.

Ecco come si è pronunciato, a proposito del film di cui è protagonista, l’attore romano di origini inglesi: “Sono molto felice perché il successo di Vallanzasca a Hollywood risarcisce parzialmente Michele Placido ed il sottoscritto dopo le polemiche di Venezia. Il nostro è un semplice film, che non rispecchia esattamente la realtà, eppure in Italia è stato aspramente criticato per essere figlio di un cultura della violenza e del cinismo. Da un giornalista poi mi sono sentito dire che non avrebbe potuto parlare bene del film perché il Vallanzasca che io interpreto è troppo ‘piacione’. Ma lui era così, piaceva alle donne, aveva carisma. Gli ho chiesto se lo aveva mai conosciuto e mi ha risposto: ‘Beh, no’. Forse il pubblico americano sarà in grado di godersi il film proprio perché meno consapevole della storia che lo ha generato.

Da parte nostra ci sentiamo di scavalcare beatamente le polemiche, figlie anche di una tendenza molto italica a rimuovere gli elementi più spigolosi e indigesti del nostro passato, concentrandoci invece sul valore artistico del film di Michele Placido, a nostro avviso più riuscito per diversi aspetti – vivacità della narrazione, caratterizzazione dei personaggi, accenni di critica sociale, eleganza del montaggio – rispetto a gran parte della produzione recente del cineasta. Per intenderci anche rispetto al fortunatissimo Romanzo criminale, film realizzato nel 2005 con l’intento di esporre le gesta della “Banda della Magliana” in modo, per l’appunto, romanzesco, allorché l’entusiasmo di molti ci sembrò francamente eccessivo; così come eccessivamente superficiale ci parve l’approccio ad anni carichi di misteri e di stragi (come quella di Bologna, evocata quasi incidentalmente) esibito da un Placido fin troppo attento agli aspetti “glamour” del racconto, compreso il prolisso triangolo amoroso che vedeva protagonista il personaggio di Stefano Accorsi. Già più comprensibile, al di là di quanto i benpensanti hanno detto e scritto, il taglio picaresco, accattivante e un po’ compiaciuto scelto in Vallanzasca – Gli angeli del male per introdurre le controverse vicende legate al bandito milanese. Complice l’impegno profuso sul set da grandi attori come Kim Rossi Stuart, Filippo Timi (particolarmente intenso il suo personaggio) e Moritz Bleibtreu, la biografia cinematografica di Renato Vallanzasca tende verso toni fin troppo coloriti, è vero, riscattandosi però grazie alla fluidità del racconto e ad alcune note disturbanti, relative per esempio al trattamento dei detenuti nelle carceri.

A cura di Stefano Coccia

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