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Benito Li Vigni e la tempesta sul Medditerraneo

Scritto da on lunedì, 4 aprile 2011No Comment

Presso gli studi di Media Live, Benito Li Vigni ha spiegato ai politici italiani e ai telespettatori il problema Africano e la guerra Libica.
Il 17 Dicembre 2010 scoppia in Tunisia “la rivolta del Gelsomini” , è dunque il risveglio della dignità Araba. Viene cacciato Ben Ali al potere da 1987, considerato dall’occidente un baluardo contro il Fondamentalismo Islamico, di fatto un oppressore del popolo tunisino. Dopo la Tunisia l’Egitto, nel Febbraio 2011 la rivolta travolge Mubarak succeduto a ANWAR AS-SADAT nel 1981. Scendono in piazza i giovani, chiedono democrazia e rispetto della persona. Sono giovani di età compresa tra i 20 e 35 anni, appartenenti a varie classi sociali compresa la borghesia, conoscono le nuove tecnologie, usano il cellulare, youtube e faceboock per comunicare con il mondo. La polizia spara sulla folla, sparano i mercenari di Mubarak, il bilancio eè di 200 morti. A Hosni Mubarak succede la giunta militare e la promessa di una costituzione e libere elezioni.

Guarda la prima parte dell’intervista al dottor Li Vigni

In Libia la rivolta è più cruenta per la presenza di gruppi tribali, Gheddafi è un dittatore vero, psicopatico, ricchissimo e potente oltre la Libia con interesse in vari paesi occidentali, con un capitale personale di oltre 100 miliardi di euro depositati in Europa e Stati Uniti. Gheddafi ha utilizzato e utilizza l’arma del terrorismo come arma politica: attentati, rapimenti, massacri. Si ricordano: strage all’aeroporto di Fiumicino, strage di Atene, strage di lodz, strage di Zurigo, le Olimpiadi di Monaco e alcuni indizi anche la partecipazioni alla strage di piazza Fontana. Questi sono alcuni esempi di come ha agito il dittatore libico.
Molti politici italiani hanno avuto rapporti con tale oppressore, tanto per citarne qualcuno: Andreotti, Craxi, D’Alema, Prodi, cercando di conciliare gli interessi italiano con un profilo autorevole e dignitoso.
L’attuale presidente Berlusconi ha avuto e probabilmente continua ad avere rapporti oltre che istituzionali, anche di amicizia personale. Nell’Agosto 2010 in occasione della festa dell’amicizia tra il popolo libico e il popolo italiano Gheddafi ha ricevuto onori incredibili e assolutamente indecenti: bacio della mano da parte di Berlusconi, adunata di ragazze pagate e con la sceneggiata di alcune di convertirsi all’Islam e susseguente invito agli italiani di convertirsi.
Vediamo in sintesi gli affari italiani in libia. Sono notevoli, infatti l’interscambio tra i due paesi nel primo semestre 2010 è stato di 6,8 miliardi di euro.
Con il 17,5% l’Italia è il primo esportatore verso la Libia, seconda la Cina con il 10%, Turchia con il 9,1% e Germania con il 9%.
Presenza in Libia di grandi gruppi italiani appartenenti a diversi settori: energia, infrastrutture, media, etc.
Il maggiore investitore è l’ENI che estrae 250.000 barili al giorno di petrolio. Nel 2008 l’ENI ha stipulato 6 contratti per ricerca e produzione di petrolio fino al 2042, fino al 2047 per il gas.
Tra gli azionisti di Unicredit c’è la Banca Centrale di Libia con il 5% e la Libian Invesment Authority con il 2,6% , in totale il 7,6% e il maggiore azionista della banca privata italiana. Grazie alla quota libica è stato defenestrato Alessandro Profumo e aperto spazio alla lega Nord per le Fondazioni che conpongono Unicredit.
La Libian Investment detiene il 2% di Finmeccanica, una partecipazione del 7,5& nella Juventus e del 2% nella Fiat.
Nel 2008 il fatturato delle imprese libiche a partecipazione italiana ha raggiunto i 6 miliardi di dollari, mentre il fatturato delle imprese italiane a partecipazione libica è pari a 8 miliardi di euro.
Una delle “pietre miliari” dei rapporti tra governo italiano e libico ( Berlusconi, Gheddafi) è stato il Trattato di amicizia Italo – Libico stipulato a Bengasi il 30 Agosto 2008 e riparatorio per il periodo coloniale. La “riparazione” consiste in 5 miliardi di dollari in 20 anni per progetti infrastrutturali ( imprese italiane). Tale accordo è sacrosanto per risarcire il popolo Libico per le nefandezze coloniani, ma assolutamente inopportuno farlo con un dittatore che arroga a se ogni potere compreso quello di vita e di morte. Con gli eventi bellici pare ( dico pare….) che l’accordo sia stato sospeso.

Guarda la seconda parte dell’intervista al dottor Li Vigni

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