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Sos Impresa: Rocco Ruotolo negli studi di Medialive

Scritto da on giovedì, 5 giugno 2014No Comment

falcone-e-borsellinoProtagonista dell’ultima puntata di Medialive Informa, trasmissione realizzata in collaborazione con Sos Impresa, è stata la storia di Rocco Ruotolo ex imprenditore vittima dell’usura che ha avuto il coraggio di denunciare alle autorità la sua condizione e che oggi italia un testimone di giustizia, una persona che mette ogni giorno a rischio la vita sua e dei suoi familiari per un ideale di giustizia, e che da due anni collabora con lo staff di Sos Impresa per aiutare altre persone che purtroppo affrontano la sua stessa esperienza. A raccontare la storia di Rocco Ruotolo è un articolo uscito qualche tempo fa sul Corriere del Veneto: “25 arresti; estorcevano denaro alle aziende. Sgominata organizzazione legata al clan dei Casalesi, al cui vertice c’era Mario Crisci, conosciuto anche come il dottore”.

Ma come si collega questa notizia a Rocco Ruotolo?

Pur essendo meridionale vivevo in Veneto e avevo un’azienda nel settore edile, l’attività andava bene, almeno fino a che non è iniziata la crisi del 2008 e io ed altri imprenditori siamo finiti vittime dell’usura. Compravamo terreni e costruivamo strutture residenziali, e quando il mercato ha iniziato a rallentare, a causa delle crescenti difficoltà economiche generali io ed altri imprenditori abbiamo deciso di costituire una sorta di fondo comune. Eravamo molti, e fu proprio uno di loro a fare da ponte con il Clan dei Casalesi, il cui fine non era solo quello dell’estorsione ma quello di impossessarsi di tutte le aziende del territorio. A me avrebbero dovuto prestare 300 mila euro da restituire in tre mesi ad un tasso di interesse del 15%, in realtà prestano meno soldi, a me ne hanno dati solo 50.000, ma mi avevano fatto firmare assegni per l’intera cifra, più 7.500 euro al mese di interessi. La verità è che ricevendo una cifra inferiore a quella pattuita l’imprenditore si trova subito in difficoltà perché non in grado di realizzare i suoi progetti. A quel punto ti dicono di non preoccuparti, ti dicono che in caso le cose vadano male rileveranno la tua attività che è il loro vero fine. Forse ho sbagliato, dovevo rivolgermi ad un investigatore privato e sapere prima chi erano e cosa facevano queste persone

Per cui ad un certo punto mi sono ritrovato “incravattato”, mi minacciavano tutti i giorni, a me e alla mia famiglia. Ho capito quasi subito questo gioco e ho avvertito la Dia, che insieme al Pm ha coordinato tutto. Purtoppo non è semplice fare giustizia perché cogliere una persona in flagranza di reato non è sufficiente per dimostrare la sua colpevolezza, per questo mi è stato chiesto di infiltrarmi. L’ho fatto per 7 – 8 mesi e date le mie origini campane sono presto diventato un uomo di fiducia e sono stato inserito nel giro. Questo ha significato fare delle cose non proprio legali, per questo è come se fossi dovuto entrare nell’organico della Dia, perché per le leggi Italiane altrimenti avrei potuto avere delle conseguenze legali anche io. I Casalesi mi usavano per tenere armi e documenti, sapevo quando avevano bisogno delle pistole e avvertivo la polizia. Avevo assegni di altri imprenditori, per cui la Dia sapeva perfettamente quante erano le vittime ed è stato molto più semplice per loro fare le indagini.

Quello che ho fatto è stato rischioso perché chiaramente se mi avessero scoperto mi avrebbero ucciso, come mi diceva il magistrato per recitare bene la parte del criminale devi pensare come loro e vi assicuro che non viene assolutamente spontaneo. Per pensare come loro intendo che non dovevo reagire male se assistevo a scene violente.
I camorristi sono ben integrati all’interno del tessuto sociale o no? 
Queste persone sembrano buone, migliori delle altre, ma poi ti rendi conto che sono spietati, picchiare una persona a sangue freddo non è una cosa semplice. Al di là di questo, la mafia usa questi sistemi per fare soldi, ma di fatto vogliono sembrare delle persone normali, vogliono integrarsi nella società magari attraverso la politica, a me per esempio hanno proposto di diventare sindaco. Nel giro di pochi anni avevano a strozzo un centinaio di imprenditori che hanno fatto entrare nel circuito, persone apparentemente per bene che in alcuni casi infiltrano nella politica. Credo che avessero attività diffuse in diverse regioni d’Italia. Il fatto è che se un gruppo di una ventina di persone nel giro di pochi anni è in grado di fare quello che hanno fatto loro, nuclei affiliati ad altre organizzazioni possono fare quello che vogliono. Spesso lo stato dovrebbe investigare meglio su chi entra nelle stanze del potere

Quali erano i loro contatti?

Erano collegati a banche, commercialisti, in alcuni Istituti di credito la facevano da padroni, ed è per questo che molte persone cadono in tentazione, perché i criminali hanno delle risorse che un imprenditore onesto non avrà mai per tutta la vita.
Per quanto tempo ha dovuto fare l’inflitrato?

Per sette otto mesi, devo dire la verità dopo un po’ non ce la facevo più a vedere certe brutalità.

Quando è intervenuta la polizia sono passato sotto protezione, si è a rischio perché chiaramente si vogliono vendicare. Da quel momento sono diventato testimone di giustizia e ancora oggi sono in contatto con la Dia e con le forze dell’ordine per questioni di sicurezza personale. La scorta quando serve è a disposizione, ma cerco di fare una vita il più normale possibile. Se tornassi indietro farei certamente la stessa cosa, e consiglio anche agli altri di farlo, perché se tutti denunciassero si eliminerebbe questo genere di delinquenza. L’anello debole sono le istituzioni, dovrebbero essere più serie, perché evidentemente se c’è tanta gente in una regione industrializzata come il Veneto è finita in questa rete vuol dire che qualche responsabilità è dello Stato. Il problema che ho vissuto io è stato dovuto alla Camera di Commercio di Padova il cui unico supporto fu mettere a disposizione fiscalisti che non erano in grado di affrontare il problema.

 

Per vedere il servizio vai su: Italiatube.it

 

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