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Manovra Finanziaria e Riformismo sociale

Scritto da on giovedì, 3 novembre 2011No Comment


intervista ad Emanuele Ronzoni, Segretario Nazionale della UIL Pensionati

Le norme previste nella manovra finanziaria dimostrano a tutti gli effetti l’insufficienza di una strategia omogenea di politica economica atta a promuovere lo sviluppo e la crescita del Paese. La  riduzione dei costi della politica, che in un primo momento doveva essere corposa, ha perso durante l’iter la maggior parte della sua efficacia; le modifiche ai meccanismi di computo degli anni di lavoro ai fini della pensione di anzianità (riscatto militare e laurea) sono  stati di colpo annullati, grazie all’intervento del sindacato ed in particolare della UIL, dopo un annuncio scioccante ed  anticostituzionale; l’anticipo dell’età pensionabile per le donne nel privato è stato prima negato per poi riapparire nel testo definitivo.

D. E’ questo, in sintesi, lo scenario politico-sociale?
R. Ritengo sia necessario coniugare il pareggio di bilancio con le politiche tese alla ripresa strutturale del nostro Paese, passando non  attraverso interventi depressivi soprattutto nei riguardi dei  lavoratori dipendenti e dei pensionati, ma perseguendo la strada di un  taglio selettivo della spesa corrente. Purtroppo tutte le misure  preventivate sulle pensioni non sono altro che un ulteriore intervento  volto a fare cassa agendo su un sistema previdenziale che ha  raggiunto, nonostante il limite della tollerabilità, la sostenibilità  economica come più volte dichiarato dall’Unione Europea e dal Governo.
D. La UIL da tempo denuncia come le pensioni attuali sono basse e i  giovani in futuro le percepiranno ancor meno: il punto debole  dell’Italia, infatti, è la domanda interna dei consumi causata sicuramente da una scarsa disponibilità economica del ceto medio.
R. Da oltre vent’anni come UIL conduciamo la battaglia della separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, e non è  un caso. Ciò nella responsabile consapevolezza che soltanto operando  la separazione della spesa assistenziale dalla spesa previdenziale  diviene possibile discutere concretamente tra forze sociali e  politiche all’insegna della chiarezza e della trasparenza.

D. Certamente in un contesto di chiarezza e di trasparenza molte  strumentalizzazioni sulla sostenibilità del nostro sistema  previdenziale non avrebbero infatti mai avuto spazio e credibilità.
R. La richiesta della UIL di separare la previdenza dall’assistenza  non è una mera questione di classificazione statistica ma mira a  rendere evidente la composizione della spesa, perchè solo partendo da  questo dato diviene possibile muoversi più efficacemente nella  direzione dell’attuazione di una maggiore equità e giustizia sociale.  Se la comunità nazionale decide di erogare tutta una serie di  prestazioni assistenziali, come noi pensiamo sia giusto fare, queste  devono essere finanziate attraverso la fiscalità generale e non come  avviene oggi con la contribuzione previdenziale dei lavoratori. E’  un’elementare questione di responsabilità che dovrebbe ispirare  l’azione di ogni governo riformatore.
D. Pertanto la separazione netta e definitiva tra assistenza e  previdenza non è una fissazione della UIL ma è una necessità per  distinguere i diritti che nascono dalla prestazione lavorativa da  quelli della solidarietà, che la collettività riconosce come valore.
R. Perfetto. Tra previdenza e assistenza sono diverse le finalità e le  fonti di finanziamento. Tuttavia a livello nazionale ed europeo si  continua nella classificazione unica di “spesa previdenziale” con una  vittima predestinata: la spesa pensionistica. C’è, inoltre, un enorme  bisogno di equità sempre disattesa per le pensioni. Oltre all’esigenza  di armonizzazione tra pubblico e privato, si deve procedere alla  unificazione delle regole previdenziali, abolendo privilegi ancora  presenti tra i diversi tipi di lavoro.
D. Allora una valida soluzione per rivedere in prospettiva la manovra finanziaria potrebbe essere quella di abbassare le tasse a lavoratori  e pensionati intervenendo invece sulla produttività delle aziende:  sarebbe un modo praticabile per far ripartire la domanda interna?
R. Si. La manovra in sintesi dovrebbe essere corretta nella direzione  dell’equità e del sostegno alla crescita con un robusto taglio ai costi e ai privilegi della politica, attraverso l’abolizione di “tutte  le province” e una lotta decisa ed incisiva all’evasione fiscale, che  è il problema principale del nostro Paese.

Claudio Di Francesco

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