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LA CARDIOCHIRURGIA E IL FUTURO DELL’UOMO

Scritto da on lunedì, 26 settembre 2011No Comment

a colloquio con il cardiochirurgo Prof. Cosimo Comito

Si dice che una buona programmazione sia alla base della crescita civile di ogni società. Quando poi si parla di salute il problema diventa non solo di attualità ma tocca la sfera più intima delle persone. Tutti gli Specialisti ci ripetono che la vita media si allunga sempre di più e pertanto avremo molti pazienti anziani da curare in futuro. Il nostro paese appartiene ai paesi industrializzati dove le malattie più diffuse, in termini di mortalità e morbilità, sono le malattie cardiovascolari (l’infarto e l’ictus). Quindi oggi non è difficile immaginare che nel futuro prossimo il paziente tipo che avrà l’infarto sarà anche un ottantenne. Come sarà curato? Cosa si potrà fare? Potremo essere operati? Su questo delicato problema abbiamo dialogato con il Prof. Cosimo Comito, responsabile della cardiochirurgia geriatrica presso l’ospedale s. andrea – università la sapienza di roma.

D. Prof. Comito qual è il ruolo del cardiochirurgo nella cura dell’infarto del miocardio?

R. Seguendo le moderne linee guida dopo aver eseguito una coronarografia, se ad essere interessati sono due vasi coronarici e non vi sono altre problematiche cardiache, è consigliabile eseguire l’angioplastica, ma quando sono interessati tre vasi coronarici, l’intervento di by-pass è certamente il più indicato. Al s. andrea il caso clinico di ogni paziente viene studiato ed analizzato dal cardiologo interventista e dal cardiochirurgo, individuando di volta l’intervento più adeguato per il paziente.

D. Quali sono le indicazioni per decidere se fare un’angioplastica o un by-pass coronarico?

R. Quando in atto ci sono altre patologie del cuore l’angioplastica non sarebbe adeguata, il by-pass nel tempo si è dimostrato più efficace dell’angioplastica e rimane il trattamento standard della malattia trivasale o del tronco comune, dimostrandosi superiore sia dal punto di vista di recidive che dal punto di vista di sopravvivenza nel tempo.

D. Le tecniche di intervento sono le stesse per qualsiasi fascia di età?

R. No. Quando ci troviamo di fronte a pazienti giovani e l’aspettativa di vita è lunga tendiamo ad intervenire chirurgicamente, utilizzando tutte e due le arterie mammarie, perchè le arterie mammarie sono il condotto ideale che non si ammala di aterosclerosi. Nei pazienti con più di sessantacinque anni utilizziamo solo un’arteria mammaria e dei pezzetti di vena presi alla gamba.

D. Qual è l’età media dei pazienti che sono operati?

R. La popolazione va sempre più invecchiando, quindi da qualche anno stiamo concentrando parte della nostra attenzione sul ruolo degli anziani. Quasi la metà dei pazienti che operiamo superano i settanta anni, e quando un paziente ha settanta anni non ha solo un problema di cuore: è un paziente che ha settanta anni anche da un punto di vista polmonare, renale e così via. Per fare questo con buoni risultati utilizziamo moltissima tecnologia.

D. Proprio sulla tecnologia, visitando il vostro reparto, abbiamo notato pazienti collegati a molti apparecchi, di che si tratta?

R. Si tratta di un vero e proprio concentrato di tecnologia. Si va dalla macchina per la circolazione extracorporea, al contropulsatore, alla macchina per la dialisi, al ventilatore automatico, etc. Grazie a tutta questa tecnologia, al personale della terapia intensiva, ai perfusionisti, che sono sempre più bravi e specializzati, all’impegno dei cardioanestesisti, noi di fatto abbiamo spostato in avanti una piccola bandiera: quella dell’età.

D. Lei ha operato un uomo di 94 anni. Ce ne parli.

R. Si ho operato forse il paziente più anziano d’italia. E’ venuto da noi a marzo del 2009, aveva avuto un infarto. Unitamente al prof. Sinatra, responsabile della cardiochirurgia, abbiamo deciso di operarlo eseguendo tre by-pass a cuore aperto: uno con l’arteria mammaria e due con la vena safena. Oggi il nostro amico anziano ha 96 anni, sta bene e gode di ottima salute.

di Claudio Di Francesco

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