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Intervista a Salvatore Doddi, Vicepresidente ISMA

Scritto da on giovedì, 17 Maggio 2012No Comment

Parlare di anziani nella società di oggi lascia sempre un certo sbigottimento perché nella maggior parte dei casi si considera la vecchiaia una “ malattia “, e non quello che è : una fase della nostra vita,  come l’infanzia,  la giovinezza,  l’età adulta.

La società produttiva nel caso della questione anziani  non intende quasi mai occuparsi di chi è considerato una pensione da pagare, malato da curare, un peso economico sulle casse dello STATO e di riflesso su i cittadini lavoratori.

Alcuni concetti stanno cambiando, però rispetto al processo d’invecchiamento della popolazione.

Da un punto di vista prettamente statistico questo processo avviene per 2 motivi :

il primo la diminuzione delle nascite, il secondo l’allungarsi della età media di vita.

Se nel 1900 l’aspettativa media di vita era di 30 anni e di 50 nei paesi ricchi, oggi questa si posiziona rispettivamente a 67 e 78 anni.

Secondo l ’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ oggi la speranza di vita alla nascita in Italia è di circa 80 anni, 83 anni per le donne e 78 per gli uomini.

D.   E bene tenere presente che il decadimento psicofisico e la perdita della autonomia funzionale si stanno spostando sempre più avanti negli anni e che, di conseguenza , molti sono gli anziani che restano attivi riprogettandosi la vita dal punto di vista professionale e familiare.

Allora PRESIDENTE DODDI  a suo parere occorre rivedere i parametri di rivalutazione di quanto incidano sulla SOCIETA’ gli anziani e di come e quanto le iniziative atte a non marginalizzare gli anziani siano necessarie?

R. A mio avviso occorre analizzare innanzitutto cosa ha fatto un Paese come il Giappone, fortemente avanzato e anche con un tasso di invecchiamento della popolazione notevolmente elevato, per risolvere il problema della “ questione anziani “.

Il Giappone ha capovolto il concetto del problema, considerando i bisogni degli anziani come leva per stimolare l’economia e la creazione di posti di lavoro, intraprendendo un percorso che porta alla soluzione delle 2 questioni causate dall’allungamento della vita : le pressioni  del mercato del lavoro e il deficit dei sistemi  previdenziali.

Il Giappone ha puntato decisamente sul mercato del lavoro, ottenendo che circa 450.000 anziani hanno ripreso a lavorare o hanno scelto di rimanere attivi anche durante il pensionamento.

In pratica è stato realizzato una politica proattiva per gli anziani al fine di reinserirli nel mondo del lavoro e così contribuire anche alla crescita economica.

D.   Da noi si parla della vecchiaia quasi come una malattia , una circostanza colpevole , un problema dei più giovani che si riflette come una vergogna sullo stato d’animo degli anziani che si sentono un peso, e non uno stadio del ciclo della vita, una condizione che ha qualcosa da dare, qualcosa da trasmettere, in termini di sapienza , ecletticità, tolleranza e conoscenza.

R.  Per l’immaginario collettivo gli anziani devono scomparire perché sono l’eterna memoria della nostra provvisorietà.

Gli anziani infastidiscono perché si pensa siano un peso economico, e non solo, ma per non ricordarci che anche tutti noi lo dobbiamo divenire.

Questa visione povera e misera della anzianità non solo non si riflette sulla mentalità dei giovani, ma incide pesantemente anche su come gli anziani patiscono essere considerati , e tutto ciò incide profondamente sulla qualità della salute mentale dell’anziano, e così quando la noia e le pensioni esigue costringono il pensionato a “ sopravvivere ” più che a vivere, e sempre più spesso a prendere delle decisioni che possono essere anche tragiche, l’anziano finisce per arrivare ad estremi quali la criminalità, l’alcolismo e sempre più spesso il suicidio.

D.  Di recente le ISTITUZIONI hanno proposto un Disegno di Legge in Senato dal titolo “ Anziani valore aggiunto nella società civile “. Il progetto favorisce le attività di utilità sociale promosse direttamente dai Comuni, da imprese sociali, organizzazioni di volontariato e associazioni senza scopo di lucro operanti nel campo sociale o culturale delegate dai medesimi Comuni. Ed è rivolto alle persone che hanno compiuto 65 anni di età e non svolgono attività di lavoro dipendente, o autonomo o professionale.

Pensiamo che sia un ottima occasione per un miglior futuro dell’anziano.

R.  Nello specifico il disegno di legge incentiva la partecipazione ai lavori di utilità sociale, dietro compenso erogato sotto forma di abbonamenti gratuiti per il trasporto pubblico locale, concessione di buoni pasto, accesso gratuito a servizi, ad attività culturali e sportive, ad agevolazioni su tariffe ed altri oneri di competenza comunale. Tutto ciò attraverso la stipula di convenzioni con esercizi commerciali privati al fine di creare una rete di agevolazioni a favore degli anziani anche con sponsorizzazione mirate e senza fine di lucro.

Sono previste anche attività sociali tendenti alla collaborazione a programmi territoriali educativi, sociali, socio sanitari e di integrazione socio culturale; osservatori-informatori sociali facenti parte di associazioni o enti di volontariato; tutela dell’ambiente e del territorio, nonché miglioramento della qualità della vita; promozione culturale, tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale; animazione ricreativa, turistica e sportiva.

D.  Esiste un tipo di spreco del capitale umano ed è proprio quello di tutta la popolazione che tra i 60 e gli 80 anni è ancora oggi troppo spesso relegata nella categoria dei vecchi.

E’ uno spreco palese che, tenuto conto dei cambiamenti nel ciclo di vita delle persone, non si dovrebbe più tollerare.

Queste le ragioni per far comprendere che le mentalità devono cambiare, così che i comportamenti anch essi cambino.

R.  Sono d’accordissimo.

Continuamente si ripete che a 65 anni si è “ vecchi  “.

Accettare un pregiudizio sociale che coincide sempre meno con la possibilità di vita dell’anziano e come abbattere il valore reale del loro capitale personale.

Certo non è facile e le cose non funzionano automaticamente.

Bisogna accettare  una certa diminuzione della forza e del vigore fisico.

Magari potrebbero cambiare le cose se, approfittando delle possibilità della società e dell’economia moderna fondate sulle attività di servizio si considerasse il lavoro a tempo parziale come la vera base dell’occupazione. E se i giovani commettono spesso degli sbagli di inesperienza, forse glia anziani devono diminuire gli errori dati da “ eccesso di esperienza “.

Sono certo che le cose stanno per cambiare, forse i concetti collettivi stanno prendendo maggiore coscienza e lo speriamo sinceramente, a questa trasformazione contribuisce in parte quello che ognuno di noi può fare a favore del cambiamento.

LUCIO ANNEO SENECA cita nelle lettere a LUCILIO “ nessuno è tanto vecchio da non poter sperare in un altro giorno di vita. E un solo giorno è un momento della vita. “

E che questo giorno serva a dare non solo speranze ed aspettative, ma concreti e solidi risultati.

Tutto ciò dipende solo da noi.

Claudio Di Francesco

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