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Senato, via libera al processo-breve Berlusconi: “Ma è sempre troppo lungo”

Scritto da on giovedì, 21 gennaio 2010No Comment

ROMA – Nessuna sorpresa a palazzo Madama. Finisce con il Senato che approva il ddl sul processo breve. Tra le proteste delle opposizioni e l’esultanza della maggioranza. Il ddl, fortemente voluto dal premier, passa (163 sì, 130 no, 2 astenuti) e va alla Camera. I cinque articoli sono stati modificati con il maxiemendamento del relatore Giuseppe Valentino del Pdl che ha allungato la durata massima di alcuni gradi di giudizio, superati i quali scatta l’estinzione. E alle proteste dell’opposizione replica Silvio Berlusconi: “Siete intellettualmente disonesti, non c’è nulla di incostituzionale”. E aggiunge: “I miei processi? I legali mi sconsigliano di presentarmi, troverei un plotone d’esecuzione”. Nonostante il via libera il Cavaliere non è contento: “‘Il mio parere è negativo perchè i tempi, quelli introdotti con questa nuova legge, non sono ragionevoli. Dieci o più anni… vorrei fossero più brevi”. E a poche ore dalle celebrazioni dedicate a Bettino Craxi nel decennale della sua scomparsa, dice: “Era un mio amico. Tutti hanno detto quello che lui ha portato nella politica italiana e credo che sia da annoverare tra i protagonisti della nostra storia repubblicana”.

Di tutt’altro tenore l’affondo del Comitato Intermagistrature (che riunisce la magistratura ordinaria, amministrativa e contabile e l’Avvocatura dello Stato) che dice no “a riforme che distruggono la giustizia” e ribadisce le “fortissime preoccupazioni già espresse nelle più varie sedi istituzionali per il ddl sul processo breve che rischia di produrre conseguenze devastanti sull’intero sistema della giustizia italiana”. E anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani definisce la scelta della maggioranza “la cosa peggiore che si potesse fare, distruggere migliaia di processi, lasciare senza giustizia migliaia di vittime per salvare uno solo”. In dissenso anche l’Ugl (il sindacato di Renato Polverini che il Pdl candida nel Lazio): “I problemi della giustizia non si risolvono così” dice il segretario nazionale Ugl ministeri Paola Saraceni. Per Antonio Di Pietro “siamo di fronte ad un regime fascista, piduista ma anche mafioso”.

Polemiche in Aula. Seduta movimentata quella mattutina.Come quella di ieri pomeriggio. Con i senatori dell’IdV che alzano cartelli nei quali si invita Berlusconi a farsi processare, certificando ‘la morte della giustizia’. E proprio verso di loro il senatore del Pdl Domenico Gramazio lancia un fascicolo che prende in pieno il senatore Elio Lannutti. Per Schifani è troppo: “Adesso basta – urla il presidente del Senato – ritirate quei cartelli”. Poco prima era stata la democratica Anna Finocchiaro a tuonare contro la maggioranza: “Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini. Si vuole salvare Berlusconi dai suoi processi. Approvate così una norma che non esiste in nessuna parte del mondo”. Per salvare Berlusconi “si da’ il colpo di grazia alla giustizia italiana” attacca il senatore del Pd Giuseppe Lumia.

Gongola, invece, la maggioranza. Per il capogruppo del PdL Maurizio Gasparri: “La legge non cancellerà i processi. Riguarderà solo l’1% dei processi. Per i reati di mafia e terrorismo arriviamo ad oltre 15 anni di durata. E’ questo un processo breve?”. Poi tocca alla Lega: “Fino a pochi mesi fa eravate d’accordo con questa riforma. Quando vi siete accorti che questa riforma avrebbe riguardato anche il Presidente Berlusconi, avete cambiato idea e vi siete contraddetti. Siete voi che vi dovreste vergognare” dice il capogruppo Federico Bricolo.

Nel gruppo del Pdl, però, è da registrare un dissenso. E’ quello di Enrico Musso, docente universitario di economia applicata, che prende la parola per dichiarare il dissenso dal suo gruppo. “Stiamo commenntendo un errore grave, quello di non ammettere pubblicamente che c’erano due obiettivi, quello della ragionevole durata dei processi e quello che è diventato una sorta di agenda nascosta, la tutela del presidente del Consiglio”.

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